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Il periodo di pandemia ha reso tutti più stanchi: stare molto tempo in casa, lavorare di continuo, magari proprio da casa, ha portato molte persone a procrastinare l’orario in cui si va a dormire nel tentativo, spesso, di approfittare del tempo libero serale. La sveglia, però, resta sempre allo stesso orario.

Questo fenomeno è detto Revenge bedtime procrastination ed è caratterizzato dalla tendenza a procrastinare, e quindi a ritardare,  il momento in cui si deve andare a dormire.

È una sorta di “vendetta”, appunto, del corpo, che risponde agli orari assurdi e stressanti della quotidianità rendendo difficile l’addormentarsi. Questo accade specialmente a causa del fatto che il tempo per le proprie passioni viene sempre meno durante il giorno, e di conseguenza l’unico momento per dedicarvisi è prima di dormire, a scapito del sonno. Fondamentalmente, la Revenge bedtime procrastination deriva dalla mancanza di tempo libero durante il giorno. Tra il lavoro, le commissioni, la gestione familiare, la preparazione dei pasti e tutte le altre attività essenziali della vita quotidiana, molte persone non hanno tempo sufficiente per dedicarsi a ciò che amano fare. La particolarità di questo fenomeno è senza dubbio il fatto che chi ha questa tendenza vuole dormire, ma non riesce a farlo, come se ci fosse un divario tra l’intenzione e il comportamento attuato.

Non dormire a sufficienza per una o due notti può causare una sensazione di stordimento il giorno successivo; perpetuare questo comportamento può portare a problemi di salute a lungo termine. Dormire poco e male ha effetti negativi in numerosissimi ambiti, dalla salute del sistema immunitario, alla libido, alla concentrazione, all’umore. La privazione del sonno è anche collegata a un aumento del rischio di diverse condizioni di salute croniche, tra cui malattie cardiache e ipertensione.

Alla base del contrasto alla Revenge bedtime procrastination c’è, sicuramente, il mantenere una corretta igiene del sonno. Importante è quindi evitare di fare esercizio fisico troppo vicino all’ora di andare a dormire, evitare il più possibile di utilizzare smartphone subito prima di coricarsi, e cercare di mantenere costante l’orario in cui si va a letto. Oltre a questo, durante il giorno si potrà:

  • impostare alcuni momenti per sé da inserire nella routine giornaliera, magari programmandoli sul proprio smartphone, come per una qualsiasi riunione.
  • Stabilire obiettivi ragionevoli, e soprattutto realistici, per trovare questo tempo per sé: già dieci minuti al giorno in più possono fare la differenza
  • Cercare di arrivare a sera più stanchi, maggiori attività fisiche nella prima parte della giornata
  • Consultare uno specialista ai primi segni di malessere.

Di tanto in tanto restare alzati fino a tardi a leggere, fare scrolling con il proprio smartphone, guardare una serie tv o parlare con gli amici non è così problematico: lo è quando questo atteggiamento si fa regolare, andando a intaccare significativamente il sonno, e quindi il benessere in generale.

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